Food Save Italy

L’Esposizione Mondiale del cibo 2015 ha certamente puntato il riflettore su un tema importante soprattutto in Italia.

Come si concilia la storia delle tradizioni culinarie di un Paese con le contaminazioni gustative, ma anche di consumo e creative, che provengono dai processi di globalizzazione?

In realtà la questione ha una portata quotidiana e di sperimentazione continua, e si consuma sulla frontiera tra passato e futuro, tra patrimonio enogastronomico e spinta all’innovazione su prodotti, format e consuetudini sociali.

Di certo sembra esserci un unico comune denominatore possibile in grado di sintetizzare questa dialettica in una nuova proposizione armonica.

L’Eccellenza.

Il Made in Italy come qualità, della materia e dell’esperienza, è la chiave di volta della tensione evolutiva di un mondo intero, quello dell’alimentazione, che qui è sempre stato sinonimo anche di ‘viver bene’, e che sta cercando di ‘passare al quadro successivo’ alla ‘Dieta Mediterranea’ raccogliendo le sfide della ‘g-localization’.

Un esempio molto concreto di questo laboratorio di sintesi si trova a Santo Stefano di Sessanio, piccolo centro della comunità montana della provincia dell’Aquila (Abruzzo), che conta poco più di 100 anime.

Dilaniato dal terremoto del 2009 il cuore del borgo è stato convertito ad Albergo Diffuso col nome di ‘Sextantio’ da un imprenditore-filosofo illuminato dal fuoco sacro della riscoperta e valorizzazione del patrimonio architettonico minore d’Italia.

Daniele Kihlgren ha ‘rimesso a vecchio’ gli edifici con l’intento di riportare in vita il contesto storico e la tipicità di questi luoghi appenninici, partendo dal recupero di materiali e forme architettoniche e di arredamento, fino ad arrivare ad una vera e propria ricerca filologica sull’identità culturale di questi luoghi.

Il risultato è un’esperienza ricettiva del tutto nuova e integrata che nella sua proposta enogastronomica racchiude il dna di tale innovazione.

“L’esperienza alimentare è del tutto sperimentale, come il progetto in sé, e prescindere dalla vocazione turistica e dai dettami dei trends commerciali”, ci racconta la dott.ssa Annunziata Taraschi, responsabile dello studio ‘Sextantio’ presso il Museo delle Genti d’Abruzzo.

La tradizione orale del posto è stata la risorsa principale di un’analisi etnografica che ha riportato alla luce metodi di cottura, ricette e ingredienti dimenticati.

Essi sono stati recuperati, ove possibile, e integrati in un disciplinare di produzione che guida quotidianamente l’attività dei due poli ristorativi, ‘La Locanda sotto gli Archi’ e ‘Il Cantinone’, in tutti gli aspetti dell’esperienza alimentare, dalle stoviglie intavolate al vasellame di conservazione, dalle stagionalità degli ingredienti ai piatti del giorno.

Tutto parte da una ricerca e selezione accurata dei fornitori all’interno dell’area montana, in attesa del lancio di una vera e propria Azienda Agricola Sextantio indipendente. Il km 0 è la via preferenziale di approvvigionamento delle materie prime che sostituiscono con eccellenze locali anche i prodotti quotidiani come la farina (vengono privilegiate la Farina di Sollima, la Saragolla o altre provenienti da seminativi antichi autoctoni).

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E quando è più difficile recuperare l’ingrediente si ricorre alle tipicità anche per quanto riguarda le professionalità minori: nel periodo di autunno e primavera, ad esempio, viene coinvolta una donna che cerca erbe spontanee di montagna.

E’ così che nell’Albergo Diffuso Sextantio oltre alle lenzuola al profumo di ‘bucato antico’ o alla luce soffusa naturale nelle stanze si possono assaporare le ‘pallotte di mollica’ o la ‘ventriciana’ (carne di maiale conservata nella vescica del maiale stesso), le carrube o le melette selvatiche, degustando un bicchiere di Vermiglio, Cerasuolo d’Abruzzo, o di Presidium Montepulcinao d’Abruzzo di Prezza.

Sembra un ossimoro ma qui è nel recupero che si compie una delle esperienze turistiche più innovative del momento.

Stesso dicasi per la proposta di Buddying di ‘Polignano Made in Love’.

La prima ‘Bottega del Turismo’ di Puglia che si prefigge di legare l’esperienza di scoperta della Terra di Bari con quella delle testimonianze di vita locale, senza soluzione di continuità tra il visitatore e l’ospite.

Come già in altre parti d’Italia il ‘buddying’ sta segnando una nuova frontiera del turismo etico e culturale.

Ma in particolare qui la componente enogastronomica diventa protagonista offrendo occasioni di tradizione e innovazione tutte all’insegna dell’eccellenza e della tipicità.

Nel contesto di un ‘racconto’ orale continuo, ad opera del Buddy e degli ambasciatori scelti a seconda dell’attività, è da segnalare sicuramente il Laboratorio di Orecchiette a quello di Cucina in Masseria.

Il primo prevede una sessione gomito a gomito con le donne del paese e la preparazione dal vivo del piatto tipico più emblematico dell’intera Regione.

Con un rituale accurato e intimo si valicano le barriere linguistiche (i buddies fanno da osservatori curando la traduzione ove necessaria) in uno scambio osmotico che vede dialogare spesso culture, generazioni e geografie completamente diverse sempre all’insegna dell’arricchimento reciproco.

Il secondo garantisce un pomeriggio a cura dell’Associazione Dire Fare Gustare che ha ristrutturato la Masseria San Pietro inventando il format delle “chiacchiere in cucina”.

Marina Saponari e Mara Battista sono gli anfitrioni di questa fattoria che accoglie visitatori di tutto il mondo con l’obiettivo di ‘comunicare col cibo’.

Comunicare dedicandosi insieme alle preparazioni, ma anche “mettere-in-comunicazione”, visto che il manifesto di Dire-Fare-Gustare è “permettere l’arricchimento attraverso l’esportazione” del piatto nell’esperienza alimentare quotidiana del visitatore una volta a casa.

Qui le ‘orecchiette’ ci sono, ma non verranno preparate con le ‘rape’ se l’ecosistema agroalimentare del paese ricevente non ne contempla l’esistenza. La creatività non manca e il risultato è assicurato. Epilogo di marchio, la ‘cena sociale’ nella cucina della masseria: cuochi e ospiti insieme, con le rispettive famiglie per continuare a ‘scambiare’ i rispettivi mondi.

Questa effettivamente resta una componente fondamentale dell’esperienza cibo Made in Italy.

Al di là di ingredienti, filiere e sapori.

L’incontro a tavola costituisce certamente parte dell’essenza di quella Italianità che vale la pena conservare, raccontare e condividere.

E non solo con chi italiano non è.

Nelle grandi città uno dei fenomeni enogastronomici più innovativi e detonatore di numerose start-up è quello del ‘Social Eating’.

‘Gnammo’ certamente ne è la punta di diamante. La prima piattaforma digitale di social eating in Italia, 115.00 iscritti, circa 7.000 ‘tavolate’.

La proposizione è semplice.

Chi ha voglia dell’intimità di una cena in casa, senza però dover ospitare né cucinare, e cerca gusto e nuovi incontri garantiti, semplicemente può selezionare il suo evento Gnammo.

Per costo (si va dai 15 agli 80 euro circa), per città, per Gnammer (i cookers più quotati, ovviamente con sistema OCR), per numero di partecipanti o addirittura tipologia di cibo.

Non occorre ovviamente essere cuochi professionisti, perché il cuore dell’offerta è primariamente l’incontro umano, che nel rituale culinario trova motivo di scambio e piacere.

Stasera si va a cena da… Pagamento con paypal, compagni di tavola a sorpresa e review dettagliata online dopo il dolce.
Storcerebbero la bocca le nostre nonne?

Forse sì, ma una volta assaggiato il piatto forte e assaporato qualche sorriso anche loro si unirebbero ad un sonoro ‘Buon Appetito’.

La buona tavola italiana si reinventa ma resiste. Food Save Italy.

-Valentina Coccia

 

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Valentina Coccia è nata a Roma nel 1977.

Dopo un primo percorso lavorativo nel mondo del giornalismo artistico e culturale per TV e stampa, intraprende una carriera internazionale nel settore Lusso della Procter & Gamble che la vede nell’arco di 10 anni gestire in Italia e all’estero il marketing di alcune delle più importanti licenze del gruppo come Valentino, Gucci, Dolce & Gabbana, Laura Biagiotti, Hugo Boss. All’interno di questo percorso lavora anche al progetto di rilancio della casa di moda Rochas Paris e consegue l’attestato di Consulente di Stile come membro AIPS (Associazione Italiana Personal Shoppers). Nel 2012 apre un blog dedicato alle ‘donne e alla verità’ da cui nasce un adattamento per il teatro e lancia il progetto BeautyWillSaveTheWorld (www.bwstw.com) dedicato a scoprire la ‘Bellezza 2.0’ dentro e fuori le persone. Disimparare la Perfezione per ritrovare l’Armonia, attraverso percorsi dedicati alle donne e ad esperienze di ‘grande bellezza’ artistica e culturale in giro per l’Italia.                                                                                                             Nel tempo libero studia fotografia e continua a scrivere sceneggiature. 

 

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